




tutte le foto © germinazioni





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La visita del complesso nuragico di Iloi è stata bellissima. Tanto per cominciare, non sapevo nemmeno che esistesse fino a quando non l’ho trovato nel libro “Sardegna archeologica” acquistato la scorsa estate. Andando a Nuoro per lavoro, dopo la breve sosta al Santuario nuragico di Santa Cristina, questo sito risultava talmente tanto facilmente raggiungibile da non poter essere ignorato. Ci sono arrivato senza grandi aspettative, ed è stata invece una fantastica sorpresa.

La giornata era caldissima e con il cielo coperto, non proprio le condizioni ideali per scattare foto. Al contempo, ciò ha consentito facilmente di tirare fuori in post produzione una saturazione dei colori anche troppo spinta, come questa qui sopra. Ero completamente solo, per la mia totale goduria. Visitare questi siti archeologici nel silenzio più assoluto è un privilegio impagabile.

Il nuraghe appare subito in mezzo ai fili d’erba già secchi e gialli, in mezzo a cui bisogna farsi strada maledicendo il fatto di essersi portate scarpe da running che si riempiono di spighe pungenti e fastidiose tra le calze in cotone e la tomaia.

Sono poi andato a visitare i resti delle capanne nuragiche circolari, anch’esse affascinanti, gloriosamente ricoperte dall’erba. Facendo qualche ricerca per questo articolo leggo che il comune di Sedilo intende valorizzare maggiormente questo sito: mi sembra un’ottima idea, ed esiste pure una associazione archeologica che sta facendo un buon lavoro in tal senso.

Dal nuraghe vado a visitare le due belle tombe dei giganti lì vicino e poi scendo verso il sentiero che dovrebbe condurmi alle domus de janas di Ispilluncas che però non riesco a trovare (probabilmente avrei dovuto proseguire oltre nel sentiero ma il tempo stringeva e sono tornato indietro). Ottimi motivi per ritornare in questo posto magico. Ne ho approfittato per fare qualche foto naturalistica, pur non possedendo la Sony RX100 Vi un obiettivo macro adatto allo scopo.





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Le riunioni di lavoro a Nuoro ben si prestano a qualche tappa turistico-fotografica lungo la strada. La visita del Santuario nuragico di Santa Cristina a Paulilatino mi era rimasta nel cuore come una delle più emozionanti della mia vita, e ci sono voluto fortemente tornare. Purtroppo questa volta la giornata era grigia e afosa, le cicale stavano mute e il sito era popolato da qualche decina di turisti. La volta precedente, per una combinazione, ero stato lì alle due del pomeriggio di un luglio assolato, quando la gente sana di mente stava al fresco a pranzare e il santuario era pressoché deserto. Dovrò ripetere questa procedura in futuro, quanto prima.

Questa foto l’avevo scattata la volta scorsa, e non so per quale motivo non l’abbia inclusa nell’articolo. Ne approfitto adesso. Stavolta invece c’erano i turisti, e la magia del luogo era diversa.

Quando però si arriva in fondo al pozzo, e si guarda verso il foro nella sommità da cui arriva la luce, questa meraviglia mi continua a sembrare pura fantascienza.

Visto che il pozzo era difficile da fotografare meglio di così, e che la presenza delle altre persone mi ha impedito di trovare quelle sensazioni che ricercavo, mi sono dedicato a fare qualche foto al villaggio devozionale intorno alla chiesa.


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In quest’ultimo periodo ho parcheggiato spesso l’auto nella salita di Monte Urpinu, per poi farmi un chilometro e mezzo per andare in ufficio a piedi. La bici pieghevole, che utilizzavo di solito per questo tragitto, ha la ruota posteriore a terra e non ho ancora avuto voglia di aggiustarla. Passando al ritorno dalla cima della collina di Monte Urpinu, da cui si gode un magnifico panorama di Cagliari, soltanto una volta mi sono deciso di scendere dall’auto e provare a scattare qualche foto. All’inizio, in automatico, ho utilizzato l’iPhone, poi mi sono ricordato di avere con me in borsa la Sony Rx100 Vi. In effetti, mi era stata regalata da mia moglie proprio per avere una fotocamera tascabile ma di qualità sempre a disposizione.

Purtroppo fotografare il Bellarosa maggiore si è rivelato per niente facile. Nella foto sopra il grandangolo della fotocamera non è stato sufficiente a riprenderlo tutto, e le adorate montagne sullo sfondo appaiono in questo modo troppo piccole.

Provando a zoomare con il teleobiettivo della compatta e croppando l’immagine si intravedono le aree di nidificazione dei fenicotteri rosa, la piccola striscia del Bellarosa minore e le antenne di Serpeddì sullo sfondo. La prossima volta voglio provare a portarmi dietro la Fuji XT-1 con il teleobiettivo Nikon 300 mm montato sull’adattatore Metabones su treppiede e vedere cosa riuscirò a combinare di meglio.


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