L’uomo che piantava gli alberi è un delizioso breve racconto di Jean Giono, scoperto casualmente tra le offerte del giorno degli ebook Amazon. L’email che mi arriva tutte le mattine, attorno alle 08.00, con tre ebook in promozione a pochi euro, è diventata nel tempo un piacevole appuntamento, che mi consente di tanto in tanto di fare interessanti scoperte.

Questo libro in particolare racconta la stupefacente storia di Elzéard Bouffier, un solitario pastore della Provenza che nei primi anni del Novecento, pianta, di sua iniziativa, cento ghiande al giorno, in un territorio arido e spoglio. Ghiande di querce, faggi e betulle, che giorno dopo giorno, anno dopo anno, danno vita ad una enorme foresta che prende il posto delle brulle montagne d’origine, modificando completamente il brullo paesaggio iniziale.

In apparenza semplice, è in realtà un racconto fortemente simbolico, emblematico di ciò che possono fare la perseveranza e la determinazione quando mantenute per anni.
Perché la personalità di un uomo riveli qualità veramente eccezionali, bisogna avere la fortuna di poter osservare la sua azione nel corso di lunghi anni. Se tale azione è priva di ogni egoismo, se l’idea che la dirige è di una generosità senza pari, se con assoluta certezza non ha mai ricercato alcuna ricompensa e per di più ha lasciato sul mondo tracce visibili, ci troviamo allora, senza rischio d’errore, di fronte a una personalità indimenticabile.
Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi”
Pubblicato in Italia da Salani Editore nella traduzione di Luigi Spagnol, con le suggestive illustrazioni di Simona Mulazzani, è un libro che consiglio caldamente a tutti di acquistare. E’ un perfetto regalo di Natale, che non può non piacere.
Qualora dovesse capitare, cambiate amicizie.

Se si teneva a mente che era tutto scaturito dalle mani e dall’anima di quell’uomo, senza mezzi tecnici, si comprendeva come gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.
Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi”
Ne è stato anche tratto un cortometraggio animato da Frédéric Back, vincitore dell’Oscar nel 1987:
