Oggi ho ripreso gli allenamenti. Non è la prima volta che mi capita, quello che invece mi succede meno spesso è riuscire ad essere costante oltre le due-tre settimane. La cosa non si concilia granché con l’ambizione di preparare decentemente qualche gara di triathlon cross, ma per il momento è andata così e c’è poco da stare a recriminare.
Per la cronaca, questa volta il periodo di stop, di circa una decina di giorni, è dipeso da una brutta storta alla caviglia mentre correvo in uno sterrato all’alba. In discesa ho messo male il piede in un fosso e mi si è completamente girato il piede destro. Ho sempre avuto le caviglie deboli, e lo scarso allenamento non le ha certamente rinforzate. Ero distante circa tre km e mezzo da casa e avevo il tempo contato per andare a lavoro, per cui dopo la storta sono rientrato sempre di corsa. Non proprio la cosa migliore da fare.
Per di più, lo stesso giorno ho guidato circa cinque ore, e premere in continuazione l’acceleratore non si può propriamente considerare “tenere il piede a riposo”.
Nonostante la caviglia non fosse ancora perfetta, questa mattina ho deciso di riprendere per lo meno gli allenamenti di mountain bike.
Il manubrio pieno di polvere della fida Wilier non dovrebbe per pudore essere mostrato in foto, ma è un segno inequivocabile di tre cose:
Primo: che curo poco la pulizia della bici (lo so…. male, molto male).
Secondo: che era da una decina di giorni che non la usavo.
Terzo: che la mia velocità in discesa non è tale da consentirmi di togliere la polvere senza usare un panno morbido
Il percorso prescelto per la ripresa degli allenamenti è quello che faccio sempre quando riprendo ad uscire in bici. Un mio grande classico, insomma. Poco meno di venti chilometri per lo più pianeggianti (soltanto 219 m di dislivello complessivo) nelle colline che circondano il mio paese, con un paio di piccole e poco impegnative salitelle su asfalto. Poco impegnative se sei allenato, ovviamente. Cosa che nel mio caso non era. Un’oretta di allenamento in tutto, ma buona per riprendere piano piano la gamba.

Ecco la schermata dal mio account Training peaks con riportati profilo altimetrico, velocità (verde), cadenza di pedalata (giallo) e frequenza cardiaca (rosso).
Devo confessare un’altra cosa. Non si dovrebbe fare in un allenamento serio, ma chi se ne frega… lungo la strada mi sono fermato a fotografare questo ciuffo di erba secca residuo dopo l’incendio del campo. L’avevo adocchiato già qualche giorno fa e stavolta non ho resistito alla tentazione.

Non dico che sperassi di tirare fuori un capolavoro, ma qualcosa di meglio si. Invece la foto non è venuta un granché, però visto che non sto facendo un concorso fotografico (non ne ho mai fatto in realtà) e visto che non sono in gara con nessuno la pubblico. Tanto questo sito non lo guarda pressoché nessuno, per cui non c’è nemmeno il rischio di turbare qualcuno con una foto mediocre. E poi devo smetterla di essere sempre troppo perfezionista, tanto non riuscirò mai ad essere perfetto. E per fortuna, aggiungerei.
La prossima volta vorrei portare la GoPro, in maniera da non dovermi fermare e tirare fuori l’iPhone per immortalare (senza che ce ne sia bisogno, sono d’accordo) qualche immagine dei miei allenamenti. Non sono ancora convinto che la cosa abbia un senso particolare, però visto che questo sito è parecchio autoreferenziale…perché no?
Tornando a parlare di allenamenti per il triathlon, sempre nella giornata di oggi ho nuotato 800 metri in mare, ad un passo di 1:55/100 m. Anche nel nuoto l’allenamento è quello che è, e si vede.
Il mare era abbastanza piatto e senza correnti, e in tempi migliori avrei impiegato una decina di secondi di meno ogni 100 m. Ma l’importante è fare movimento e tenersi in forma. Niente come l’allenamento è esemplificativo della importanza della costanza e della regolarità. I progressi si fanno lentamente, a patto di non mollare e perseverare. Nello sport – in quello sano per lo meno – non puoi barare, per fortuna.

tutte le foto © germinazioni
