Che cosa fotografare a Bologna? E’ la domanda che mi sono fatto, da perfetto ingenuo, qualche giorno fa. E nel tentativo di rispondere a questa domanda ho commesso tre errori da non ripetere in futuro. Ma cominciamo con una necessaria premessa, altrimenti non ci si capisce nulla…
Una insperata opportunità …
Dalla nascita di mio figlio, ormai diversi anni fa, non avevo più fatto nessuna vera uscita fotografica. Per i non addetti ai lavori, per uscita fotografica si intende una sorta di estraniazione dallo spazio-tempo completamente dedicata ad un solo obiettivo: quello di fare foto.

Per tale scopo di solito il fotografo si porta dietro tutta l’attrezzatura che ritiene utile, quasi sempre molto di più di quella necessaria, con la conseguenza di ritrovarsi poi stanco e indolenzito per il gran peso trasportato. Per di più, con la spiacevole sensazione di non aver sfruttato tutto l’armamentario a sua disposizione.
E non uso a caso questo termine, perchè una uscita fotografica in città, specie se dedicata al genere della street photography, è qualcosa per certi versi ricorda una missione di guerra. Zaino in spalla, obiettivi, filtri, batterie di riserve, acqua e viveri, e fotocamera sempre in mano per scattare foto a raffica, appostamenti furtivi e imboscate alle ignare prede. In fotografia e in guerra tutto è lecito.

Questo genere di uscite fotografiche è quello tipico di molti fotografi, ed è quanto di peggio possa esistere. Si tratta di solito di persone che hanno un approccio superficiale alla fotografia, convinte come sono che l’attrezzatura sia tutto e che in virtù del fatto di possedere corpi macchina e obiettivi professionali le immagini che otterranno non potranno che essere di pari livello.
Raramente hanno sfogliato qualche libro di fotografia e hanno una cultura dell’immagine limitata. Sono interessati per lo più a mostrare i loro capolavori ad amici e conoscenti, più ignoranti di loro in termini fotografici e dunque facilmente impressionabili, oppure a loro simili su forum web e social media, in una continua e acritica reciproca autocelebrazione.

In passato non nego di avere fatto anche io questi sbagli, e in abbondanza, ma credevo fossero soltanto errori di gioventù.
E invece… ci sono ricascato come un fesso
Con scarso preavviso mia moglie mi ha chiesto di prendere un venerdì di ferie per accompagnarla ad un corso a Bologna, e nostro figlio è restato al mare con i nonni. Risultato: mi sono ritrovato ad avere un mezzo pomeriggio e due intere mattinate da dedicare anima e corpo alla fotografia. Incredibile ma vero.
Questa notizia inaspettata mi ha spiazzato e per questo motivo sono ricaduto nella sindrome dell’uscita fotografica, come sopra descritta. Immediata ansia da prestazione: che cosa fotografare a Bologna?
Da qui in poi ho iniziato a commettere diversi errori, e cioè….
Il mio primo errore: la ricerca di una scorciatoia
Ho cercato sul web proprio le parole chiave “Che cosa fotografare a Bologna?“, nella speranza di trovare qualche articolo che mi suggerisse le location migliori a cui dedicare le mie fatiche. Ovviamente non ho trovato granché di utile, se non una mera descrizione dei principali monumenti di Bologna e delle tipiche mete turistiche di questa meravigliosa città: Piazza Maggiore, San Petronio, la torre degli Asinelli e la Garisenda, etc.

Lo spunto più originale sembrava potesse essere quello dei canali visibili dalla finestrella in via Piella. Figuriamoci. Tutti posti a quali sono state dedicate migliaia di cartoline, dunque difficile sperare di tirare fuori qualcosa di buono.
Seguire questi consigli di visita della città non mi avrebbe di certo portato a scattare foto originali, ma ancora più da fessi sarebbe stato rinunciare a vedere le cose unanimemente ritenute più meritevoli e che non avevo mai visitato. Rinunciare a vedere Bologna per giocare a fare il fotografo: non avrebbe avuto alcun senso.

Ho pertanto deciso di fare il classico giro turistico delle attrazioni principali, e allo stesso tempo ricercare qualche spunto fotografico interessante nell’anima pulsante della città. E da qui a commettere una altra fesseria il passo è stato breve…
Il mio secondo errore: la presunzione
Chiunque, tranne il sottoscritto, avrebbe intuito che ad andare a visitare i monumenti storici di Bologna avrebbe incontrato soprattutto turisti. I soliti, classici, noiosi turisti. Come me, del resto. Sempre uguali da tutte le parti. Infotografabili. Ed eccolo qui l’atto di presunzione: voler ricercare l’autenticità in mezzo ai turisti e pretendere di cogliere lo spirito di una città in poche ore.
Signore e signori, è arrivato a Bologna il genio della fotografia. In pochi scatti riuscirà a fare quello che migliaia di altri fotografi prima di lui non sono riusciti a fare, e con ben più a tempo a disposizione!

Come era prevedibile, sono bastate poche decine di scatti per farmi capire che forse dovevo abbassare il tiro. “Lascia perdere l’originalità”. “Lascia perdere la ricerca della autenticità”. “Cerca di fare il meno peggio che puoi, e soprattutto goditi queste insperate e spensierate ore libere dedicate ad una tua passione“. Sono quindi entrato in uno stato d’animo più tranquillo, a metà strada tra la rassegnazione della consapevolezza dei propri limiti e la serenità zen di chi non ha più chissà quali aspettative e ansia da prestazione.

Mi piacerebbe poter dire che da quel momento in poi ho cominciato a fotografare in maniera migliore, ma questo succede solo nelle favole. La realtà è che le foto hanno continuato ad essere molto mediocri, come si può vedere in questa stessa pagina, ma per lo meno mi sono divertito di più. Ed è questo quello che conta.
Il terzo errore: la scusa del poco tempo
Questa esperienza a Bologna mi ha anche fatto capire una cosa molto importante. In passato ho sempre pensato che il livello delle mie foto non fosse un granché per colpa di cause esterne. In primo luogo la mancanza di tempo. “Se avessi davvero tempo da dedicare alla fotografia, allora sì che tirerei fuori qualcosa di valore!”.
Ho fatto invece la scoperta dell’acqua calda. Ci sono voluti parecchi anni, ma meglio tardi che mai. Non è solo questione di tempo. O meglio, quella è solo una delle tante variabili. E’ vero che la fotografia richiede in primo luogo pazienza, attesa dell’attimo. Che molto spesso non arriva mai. E in questi casi avere tanto tempo a disposizione aiuta.
Nella maggiore delle volte però è un problema di visione, e l’atteggiamento mentale del fotografo risulta decisivo. E’ necessario sviluppare una certa predisposizione d’animo alla creazione artistica. Mettere da parte la razionalità e la programmazione. Massima apertura mentale.

Non sapere dove guardare e cosa cercare preclude la possibilità di catturare qualcosa di interessante. Ma qualcosa di interessante accade solo di rado, e se non si è in grado di coglierlo è tutto inutile. Occorre in qualche modo amplificare la capacità di vedere e cogliere particolari altrimenti invisibili. Cosa difficilissima, per la quale ho tantissima strada ancora da fare.
Ho capito che mi manca una visione, e mi manca un progetto fotografico. Mi mancano le idee, e mi manca l’esperienza. C’è parecchio da migliorare, e le foto sono di livello mediocre, ma pur con questa aumentata consapevolezza continuerò ad esercitarmi e a divertirmi.
“La domanda che mi sono fatto è simile a quella che si fa qualsiasi turista con una macchina fotografica di fronte ad un paesaggio stupendo: la mia fotografia sarà in grado di comunicare un’esperienza che altri hanno già colto così bene? La risposta è quasi sempre no, ma uno ci prova lo stesso”.
Teju Cole – The New York Times Magazine
tutte le foto © germinazioni
Post scriptum: che poi a Bologna, qualche anno dopo, ci sono pure tornato a fare foto. E non mi sembra che abbia imparato granché nel frattempo.

LE FOTO ESEGUITE SONO BELLE PERCHE’ A ME PIACE IL B.N. …ma sopratutto il paesaggi antico
Ti ringrazio, anche io adoro il bianco e nero per certe immagini
Anche a me capita spesso che sono nella confusione totale,, ma quando non penso più a trovare qualche soggetti e, mi soffermo solo ad osservare e riflettere tutte le cose belle che si scoprano a Bologna allora ogni tanto scappa qualche scattino … Che poi può essere anche interessante. Buon divertimento con la fotografia a chiunque fotografa con spensieratezza,,buona luce