Ho deciso di scrivere questo blog per parlare delle cose più varie, ma che presentano curiosi collegamenti reciproci e rimandi, e oggi è il turno dell’Isola Macquarie. E da questo punto di vista, credo sia quasi impossibile parlare di un argomento più disparato che di questa remota isola dell’Oceano Pacifico, dispersa tra Nuova Zelanda e Antartide.

I pinguini dell’Isola Macquarie
Ho sentito nominare per la prima volta l’isola Macquarie in un libro di pinguini che ho sfogliato tante volte con mio figlio, quando ancora aveva un paio d’anni. I pinguini lo hanno sempre affascinato, e già da allora, peculiarità che ha conservato anche adesso che ha qualche anno in più, amava conoscere il nome esatto di tutti gli animali. Oltre ai più conosciuti Pinguino Imperatore e Pinguino reale, specie più esotiche erano rappresentate dal Pinguino delle Isole Galapagos o dal Pinguino di Adelia.
C’era però in questo libro una foto del pinguino che ci appariva il più misterioso ed esotico di tutti: il Pinguino dell’Isola Macquarie. Ed eccoli qua, con il loro ciuffo ribelle da rocker anni’80:
Cercando sul web qualche immagine dell’esotico pennuto, al momento della scrittura di questo articolo, ho scoperto che in realtà il Pinguino dell’Isola Macquarie non esiste. O per lo meno, non c’è una specie che si chiami in questo modo. Si tratta invece di pinguini reali dal ciuffo dorato, che nidificano esclusivamente su quest’isola.
Sia come sia, per me e mio figlio esisterà sempre il Pinguino dell’Isola Macquarie, come diceva la didascalia della foto nel libro che abbiamo sfogliato tante volte. E pazienza se nelle classificazioni dei naturalisti esso non sia contemplato.
Un po’ di storia…
Detto questo, a suo tempo non avevo idea di dove si trovasse l’Isola Macquarie, ma questo nome mi è rimasto impresso. Mi ha perciò incuriosito una notizia letta oggi nel giornale, nella quale si riportava che il governo australiano (al quale l’isola appartiene) ha deciso di smantellare a partire dal 2017 la stazione di ricerca scientifica dell’Australian Antarctic Division, in funzione dal 1948.
Lunga poco più di trenta km, fu scoperta casualmente nel 1810 dal navigatore australiano Frederick Hasselborough, in cerca di nuovi territori dove cacciare foche.

Non che dopo la scoperta abbia mai goduto di chissà quale fama, come si può capire dalle dichiarazioni che seguono:
Quest’isola è il posto più tremendo che si possa immaginare dove trascorrere un esilio involontario, in schiavitù”
Capitano James Douglas – 1822
oppure, qualche anno dopo:
“Macquarie non offre niente che invogli a visitarla”
Sottotenente Charles Wilkes
Un secolo più tardi, il riscatto. Finalmente. Dichiarata “Santuario della natura” nel 1933 e “Patrimonio mondiale dell’umanità” dell’Unesco nel 1997, ospita centinaia di migliaia di pinguini e di elefanti marini, nonché svariate specie di uccelli marini e una trentina di ricercatori e scienziati.
Un ecosistema a rischio?
La dismissione della stazione di ricerca, motivata da ragioni economiche più che scientifiche, ha suscitato pertanto numerose polemiche. Si teme che senza di essa potrebbe calare il livello di attenzione sul fragile ecosistema dell’isola, già messo più volte a rischio a seguito della introduzione di specie esterne, quali topi, gatti e conigli. Tanto per dare un’idea, si conta che attualmente i conigli superino le 100.000 unità, e negli anni passati alcune specie endemiche sono state a rischio di estinzione per questo motivo.
L’Isola Macquarie, nella mia immaginazione, potrebbe a pieno titolo far parte di quelle “Lontane isole del vento” di Hugo Pratt, uno dei titoli più evocativi che abbia mai letto. In realtà quella era una storia ambientata nelle calde isole dei Mari del Sud. Altro nome strepitoso, che fa correre la fantasia.
L’Isola Macquarie è anche descritta nel bel libro di Judith Schalansky “Atlante delle Isole Remote” edito da Bompiani, opera suggestiva che sto leggendo con grande piacere.


