Il Rio Quirra e la corsa del criceto

Come una apparizione, lo slargo del  Rio Quirra compare sulla destra in una curva sulla 125, subito dopo Santorgiu. E’ da otto anni che faccio questa strada, almeno tre volte alla settimana. Quasi sempre l’ho visto asciutto: pietre grigie al sole, con le montagne sullo sfondo. Rare volte l’ho visto scorrere nel pieno del suo splendore.

Tante volte avrei voluto fermarmi a scattare una foto. C’è una piazzola sterrata e larga, appena una decina di metri rispetto alla visuale migliore. Nessuna difficoltà a parcheggiare l’auto. Il telefono ce l’ho sempre con me, quindi nemmeno questa può essere una motivazione valida.

Possibile allora che non mi sia mai fermato? In OTTO anni? Sarebbero bastati cinque minuti, ad essere di manica larga. Non ho nessuno che mi insegue a lavoro, se arrivo con qualche minuto di ritardo. Tecnicamente anzi non posso nemmeno essere in ritardo, visto che non ho orari prestabiliti.

Perché allora è successa una cosa del genere? Non c’è nessuna motivazione reale, tranne quella di essere imprigionati nella corsa del criceto. Sempre avanti e indietro, a ripercorrere la stessa strada. Avanti e indietro. Sempre di corsa. Nessuna deviazione. Nessuna scoperta. Una linea precisa e sottilissima nella mappa che collega la mia casa al luogo di lavoro. Tutto il resto della mappa rimane inesplorato, non percorso. Terra ignota.

Quando oggi – chissà perchè – ho deciso di fermarmi, ho provato una sorta di liberazione. Mi sembrava quasi di avere fatto qualcosa di rivoluzionario. Qualcosa da ripetere. Uscire dagli schemi. Uscire dalla routine. Vivere. Anche piccole soddisfazioni come queste.

Che poi, oh….. la foto non è niente di che. Ma non è questo il punto.

E’ proprio vero che le catene peggiori sono quelle che ci costruiamo con le nostre mani, e che la vera prigione è nella nostra testa.

Strade e paesaggi: istantanee in mountain-bike

Porto sempre il telefono con me, quando esco in bici. Per fortuna è capitato molto raramente che vibrasse durante gli allenamenti, anche perchè esco di casa ad orari improponibili, e a quell’ora la gente normale sta dormendo. L’iPhone 7 plus ha una discreta qualità fotografica, e ogni tanto ne ho approfittato per scattare qualche foto. Eccone una breve selezione, tutte modificate con Snapseed direttamente dal telefono. Elaborazioni abbastanza spinte, manco fossero filtri di Instagram (che non ho mai utilizzato), ma chi se ne frega. In questo momento mi piacciono così.

tutte le foto © germinazioni

Re-starting point?

Come era prevedibile, i buoni propositi di agosto sono andati a farsi friggere. L’allenamento in questi due-tre mesi è stato molto incostante ma da cinque giorni ho ripreso. Visto che c’era brutto tempo (per la Sardegna, per lo meno…) ho iniziato a correre 6 km sul tapis roulant guardandomi una puntata di Better call Saul su Netflix dall’iPad, e la stessa cosa ho fatto due giorni dopo. Il giorno successivo mezz’ora sulla spin bike, dove ho fatto 10 km con grande stanchezza. Ieri mattina ho ripreso in piscina, e nel pomeriggio uscita in mountain bike.

Corr’e Cerbu è sempre splendido, nell’aria fresca del pomeriggio con la luce calda del sole che sta per tramontare. Passare in questi sentieri in mountain-bike e godersi questi paesaggi è un grandissimo privilegio.

Fotografie dal finestrino dell’aereo

Scattare fotografie dal finestrino dell’aereo è sempre una sfida persa in partenza. Il finestrino è spesso sporco, graffiato e costituito internamente da un pezzo di plastica che non si può propriamente definire nitido come una lente Zeiss. Per giunta l’altitudine appiattisce le immagini e bisogna risistemare tutto quanto in post-produzione con significativo aumento del contrasto.

Ma la partenza da Cagliari regala delle immagini di tale bellezza, con il mosaico di colori dello stagno di Molentargius e il mare azzurro del Poetto che non è possibile restare con le mani in mano. Soprattutto quando in mano si ha un iPhone 7 Plus che ha una discreta capacità fotografica grazie alla doppia lente.

L’arrivo a Milano Linate è stato meno fotogenico…

…mentre quello del volo successivo per Londra più interessante anche se la città è troppo grigia nonostante tutto il fotoritocco che si può applicare. Con un minimo di fantasia si riconosce anche la ruota panoramica sul Tamigi, ma è una immagine davvero tirata per i capelli…

Bitti 2017 – Autunno in Barbagia

Siamo stati due giorni a Bitti, per portare nostro figlio a vedere la mostra di dinosauri Bittirex. Abbiamo inoltre scoperto poco prima di partire che nello stesso fine settimana ci sarebbero state le Cortes Apertas in occasione della manifestazione Autunno in Barbagia. Ne ho approfittato per fare qualche foto, e qualche considerazione.

Il paese è in una bella posizione, circondato da una pineta e con i monti di Lula sullo sfondo. Non è nemmeno tanto piccolo, per gli standard della Sardegna. Questa sopra è una foto di Bitti scattata dal ristorante dell’albergo Su Lithu. Dove abbiamo mangiato molto bene e siamo stati accolti in maniera impeccabile, in una sistemazione di buon livello e buongusto. Assolutamente consigliato, anche per la gentilezza del personale.

Bellissimo questo ambiente, forse il migliore di tutte le Cortes visitate. Purtroppo non abbiamo avuto modo di tornare il pomeriggio a comprare un ottimo pane guttiau che veniva venduto all’interno. Alla prossima!

Le Cortes Apertas sono sempre una bella occasione per venire in contatto con frammenti, molto spesso troppo frammentati invero, della Sardegna più autentica. O forse mitizzata come tale. In realtà occorre mettere insieme diversi pezzi del puzzle per avere un quadro di insieme che non appaia troppo artefatto e “turistico” se non proprio “commerciale”.

Le geometrie dei cestini sardi sono sempre affascinanti e ipnotiche.

A Bitti, mi dispiace dirlo, ma non ci sono riuscito. Certamente ci sono state delle cose molto interessanti, e sono poi quelle che ho cercato di ricordare tramite queste foto, ma nel complesso il paese non ha una identità propria che lo distingua da troppi altri paesi della Sardegna privi di un proprio stile urbanistico e architettonico, di una propria memoria e di una propria identità precisa.

Questo disegno è bellissimo. Era appeso ad un muro quasi buttato là senza troppe pretese, ma mi piace tantissimo. Peccato non sapere chi sia l’Autore.

Sia ben chiaro che non si tratta di una critica, ma di una constatazione. Un po’ amara forse. Peraltro, giusto perché non sembri che si tratti di una questione di campanilismo, tengo a precisare che il paese dove abito non rappresenta una eccezione a questa regola. Anzi, semmai è ancora meno autentico dei paesini dell’interno, che in qualche modo, in qualche piccolo dettaglio, si sono ancora salvati dall’appiattimento e dal cemento selvaggio, per non parlare dell’incompiuto e degli intonaci non completati, delle case lasciate a metà e del pressapochismo generale che talora denota scarsa cura di casa propria e del senso del bello. La povertà ha avuto di certo un ruolo preponderante in tutto ciò, e si è pensato a sbarcare il lunario piuttosto che rifinire la propria abitazione. Si è fatto quello che si è potuto, indubbiamente. Ma oltre a questo temo che sia anche un problema culturale più vasto. Di arretratezza, in qualche modo.

Non parliamo poi della meraviglia delle geometrie e dei colori dei tappeti di Nule!

Forse la mia visione è distorta dall’approccio fotografico. I paesini tipici sono più belli da fotografare, ma gli abitanti di quei paesi non sono certamente comparse di Disneyland, e in quei paesi hanno vissuto le loro vite,  con i loro momenti di splendore e miseria, e fatto quello che hanno potuto. Di sicuro non hanno pensato a conservare il paese come doveva essere cinquant’anni fa soltanto per far contenti i turisti. O i fotografi della domenica come me. E come biasimarli?

Ed eccola qui, l’artista capace di produrre simili capolavori dell’artigianato locale.
Una foto in bianco e nero nel tentativo – fallito – di ricreare un minimo di atmosfera

Insomma, questa visita alle Cortes Apertas di Bitti è stata un po’ dominata da sentimenti contrastanti. L’autenticità l’ho trovata più nelle persone che nelle case, più nei discorsi che nel paese. E questo è stato molto importante. Bello è stato anche mangiare dell’ottima salsiccia e vitella appena arrostita, insieme a del pecorino ottimo, in una tavolata sotto i noci di un cortile, mentre un maestrale implacabile faceva volare tutto quanto. Alla prossima, Bitti. Torneremo, anche per visitare il santuario di Romanzesu e le altre ricche testimonianze archeologiche nuragiche della zona.

tutte le foto © germinazioni

Sfacchinate in MTB per fare qualche foto con l’iPhone

In questi giorni di vacanza ho proseguito gli allenamenti di MTB e di nuoto. Di correre ancora non se ne parla per via della distorsione alla caviglia di due settimane fa.

Ci sono due allenamenti in particolare di cui voglio parlare.

Primo allenamento

Il giorno di ferragosto, unico superstite con l’intera famiglia colpita e affondata dal solito – e ormai ha pure rotto le scatole, diciamocelo – virus gastrointestinale di metà agosto, ho deciso poco prima di mezzogiorno di uscire inopinatamente in MTB. Anche io non ero perfetto di stomaco, ma ho deciso comunque di fare qualche foto, cosa che avrebbe comportato un minimo di allenamento per arrivare a destinazione.

E alla faccia del minimo di allenamento! Appena varcato il cancello di casa, ho subito iniziato ad arrancare in una salita micidiale su sterrato con pendenze variabili tra il 7 e il 25%, che mi ha fatto schizzare in un attimo le pulsazioni fino a 167 bpm. Senza riscaldamento si è rivelata una botta micidiale.

“Se non vomito adesso, non vomito più” mi sono detto.

Non ho vomitato, e ho raggiunto una strada tagliafuoco che avevo percorso l’ultima una ventina di anni fa e che taglia orizzontalmente la montagna dietro casa mia, subito sotto il costone. Peccato solo che fosse ormai impraticabile: della vecchia carreggiata nella quale all’epoca poteva transitare senza problemi un fuoristrada è rimasto soltanto un sentierino serpeggiante largo poco più di una ventina di centimetri e contornato da cespugli di cisto e altre specie vegetali spinose non meglio identificate. Ma molto pungenti. Posso confermare.

Ho deciso comunque di passare, facendomi strada come meglio potevo e in alcune occasioni spianando il sentiero con la ruota anteriore. Mi mancava il machete ed ero a posto.

Con le gambe completamente graffiate, sono però alla fine arrivato in un paio di punti panoramici che sono valsi tutte le fatiche. Non mi ero portato appresso il supporto per la GoPro, e avevo con me soltanto l’iPhone 7 plus. Per quanto abbia un’ottima fotocamera per essere uno smartphone, resta pur sempre uno smartphone, ma del resto non avevo uno zaino adatto per trasportare la Fuji XT-1.

In fin dei conti, ecco qualche foto:

La fida Wilier poggiata alle rocce e con la spiaggia di Solanas sullo sfondo fa sempre la sua porca figura.

Qui invece un’altra foto della vallata e della spiaggia, con il promontorio di Capo Boi e la torre che appena si intravede.

Entrambe le foto sono state elaborate al volo con l’applicazione Snapseed per iPhone. Si vede che i colori non sono naturalissimi ma a me piacciono così. Perciò, fatevene una ragione.

Secondo allenamento

Oggi invece ho rimediato al cambio di programma di qualche giorno fa, e sono salito sul monte Minni Minni. Stavolta con andatura regolare e senza fare stupidaggini in salita. Temevo peggio, soprattutto con il poco allenamento e il monocorona con il 32 davanti, ma sono riuscito a fare in sella tutte le salite. E anche in questo caso il paesaggio è stato ampiamente meritevole di essere fotografato:

Un tornante particolarmente scenografico lungo il sentiero.

Sempre lei, la Wilier, fedele protagonista di queste avventure, con Villasimius e le sue spettacolari spiagge sullo sfondo.

… tanto per ribadire il concetto, ecco ancora questa perla del Sud Est Sardegna.

tutte le foto © germinazioni